Da Oaxaca attraversando la costa dell’oceano pacifico fino ad arrivare in Chiapas.

 

Maguey

La Permanenza nella città di Oaxaca è stata più lunga del previsto poichè a causa di un problema alla batteria del mio cellulare, che  aspettai per diversi giorni da  città del Messico. In questa città abbiamo assaporato diverse specialità locali come il mole, una salsa  con la base di cioccolato, che si accompagna normalmente con il pollo oppure la Tlayudas una grande  tortilla secca ricoperta con diversi tipi di carne di bue, maiale e pollo ricoperto di salsa mole e formaggio contornata da insalata e gli immancabili frjoles ossia i fagioli cucinati alla messicana. Nei vari mercati cittadini è possibile trovare i chapulinas ,  insetti arrostiti pronti per essere mangiati. Ma ciò che rende Oaxaca veramente tipica è il mezcal, un distillato di Maguey, una pianta della stessa famiglia dell’agave con cui si produce anche la famosa Tequila. Per i messicani è sicuramente un rito il consumo di mezcal ed è molto facile , passeggiando per la graziosa cittadina con architettura coloniale, incontrare botteghe che vendono esclusivamente il distillato  di produzione artigianale e poter assaggiare le diverse varietà d’ invecchiamento.  Con Patricia molto spesso aggirandoci per il mercato municipale approfittavamo del delizioso cibo locale consumando spesso all’interno dei semplici ristoranti chiamati fundas, tipici, spartani e soprattutto economici.

Cottura nella terra per preparazione Mezcal.

Usciti da Oaxaca ci siamo diretti verso le montagne percorrendo una strada tortuosa che si spinge fino a 2500 mt sul livello del mare. Il giorno di Natale l’abbiamo trascorso in uno chalet in legno senza riscaldamento ma immerso nel fitto verde.

La grande fatica veniva comunque ripagata dal bellissimo paesaggio che ci circondava avvolto dalla natura rigogliosa di alberi di pino che accompagnavano la discesa verso l’oceano pacifico.

Potete solo immaginare la discesa da oltre 2000 mt fino a Pocutla …..una vera e  propria goduria soprattutto sapendo che la spiaggia ci stava aspettando….infatti……come potete vedere ho approfittato per rilassare le ginocchia e non solo. abbiamo scelto un piccolo paesino di nome Sant Augustinillo proprio vicino a Mazunte e Zipolite le due spiagge più popolari della costa Pacifica nei pressi di Puerto Angel.

Il capodanno lo passammo in una spiaggia frequentata prevalentemente da messicani, trovammo una spiaggia playa cangrejo in località Morro Mazatlan.

Da Teotihuacan fino alla splendida Oaxaca

Quando dovevamo lasciare la città di Guanajuato, io e Patricia sapendo di dover passare in prossimità della caotica e trafficata  città del Messico abbiamo deciso di evitare il grande e pericoloso traffico di camion ed automobili, usufruendo di un trasporto delle nostre biciclette su uno dei tanti comodi autobus che attraversano il paese. In effetti la nostra è stata una scelta molto astuta che ci ha permesso di vedere molti più luoghi  turistici ed interessanti piuttosto che le piatte campagne che portano verso il distretto Federal del Messico. Una delle rovine storiche più importanti del paese è la antica Teotihucan che appartiene al periodo storico 200 d.c della civilta’ appunto Teotihuacan che all’epoca aveva relazioni con le civiltà dei Maya e Zapoteca. L’aneddoto più simpatico che ci capitò in questo luogo fu l’incontro di un giovane ragazzo di nome Emanuel che trovandosi sul nostro autobus ci propose di piazzare la tenda nel giardino di famiglia potendo cosi usufruire di un bagno ,una doccia ed anche internet. Contentissimi accettammo l’invito, e cosi incontrammo tutti i componenti della famiglia, il fratello, la mamma Margarita molto cordiale, ed il papà che conoscemmo solo l’ultimo giorno perché impegnato nel lavoro.

Ci volle un intera giornata per poter visitare tutti i siti archeologici e nonostante l’affluenza di molti turisti la grande estensione di queste rovine, chiamate Piramid del sol e Piramid de la Luna, ci permetteva di passeggiare sotto un caldo sole e una magnifica luce in tranquillità.

Vista dalla piramide del sol
Vista dalla piramide della Luna
Il centro delle rovine archeologiche
ciao
vista dall’alto della piramide della luna

Passate due intere giornate al sito archeologico riprendemmo la strada in direzione  Atlixco,  un colorato paesino a ridosso del vulcano Popocatepete, famoso per la coltivazione di fiori in particolare il fiore chiamato noche buena. Arrivati nel tardo pomeriggio ci accorgemmo di essere capitati in un luogo stra affollato di turisti messicani. Giostre con luna park , tantissimi bancarelle che servivano cibo tradizionale e purtroppo tutti gli alberghi  risultarono prenotati. Alchè ci venne l’idea, vedendo un mezzo dei bomberos parcheggiato al lato strada, di chiedere se eventualmente c’era la possibilità di campeggiare in un luogo sicuro. Fortunatamente , anche grazie alla ricorrenza di una festa danzante in costumi tipici, ci proposero di alloggiare all’interno dell’università di Atlixco offrendoci cena e colazione gratis…WOW che culo. I bomberos (vigili del fuoco) ci diedero un passaggio caricando le biciclette sul loro pick up per cosi attraversare il traffico cittadino sovraffollato di pedoni che pellegrinavano lungo le vie del centro cittadino. Quando arrivammo in università , tutto era già allestito per accogliere centinaia di persone, per lo più giovani che arrivavano con autobus in comitive di 40 /50 persona alla volta. Ci diedero un materasso e delle coperte e dormimmo all’interno di un aula. La mattina successiva il risveglio fu premiato da una vista incredibile sul vulcano ed una generosa colazione.

Vulcano Popocatepete
Praticamente ancora addormentato con faccia stropicciata ma felice di poter vedere il riflesso del sole sulla punta del vulcano

Era una domenica mattina del periodo dell’immacolata e qui in Messico per tradizione si festeggia la vergine di Guadalupe, precisamente il 12 dicembre, sparando petardi e razzi dal giorno alla notte. Quindi  pedalando per i vari paesini di campagna, incontrammo parecchie processioni con statue dei santi portati in giro e seguiti da centinaia di persone. Ricordo che mentre percorrevamo la strada per Tehuitzingo incontrammo una staffetta di giovani che correvano per circa 200 metri a testa, trasportando una torci infuocata che dava da staffetta ad un altra persona che a sua volta scendeva da un furgone pieno di ragazzi tutti schiacciati l’uno sull’altro pronti a darsi il cambio per coprire questo lungo percorso di più di 300km che portava la torcia da un quartiere di città del Messico fino alla provincia di Oaxaca.

pedalando verso Oaxaca
Bellissimi sali e scendi  con altitudini tra 1800 m5 e 2200 mt
Vista sulla valle di Huajanpam de Leon

Per arrivare a Oaxaca il dislivello è stato di oltre 3000 mt impegnandoci  quotidianamente a pedalare per un minimo di 6 ore coprendo una distanza dai 60 ai 70 km . Purtroppo il mio telefono che uso per scattare le foto e comunicare con whats up è morto. La batteria non mi permette più di accenderlo forse dovuto alla tantissima umidità presa dormendo in tenda all’aria aperta, però per due anni ha funzionato bene… Ora mi trovo in Oaxaca da sei giorni aspettando, con i tempi messicani, di ricevere una nuova batteria del telefono. Qui abbiamo trovato un accogliente Hostal con una terrazza attrezzata con cucina e due pensionati canadesi che trascorrono l’inverno lontano dal freddo. Il clima di Oaxaca è splendido tanto che alla sera ci vuole una maglia per coprirsi ed anche la mattina presto il fresco ci permette di fare belle dormite e riposare le gambe. Qui si produce Mezcal ,un distillato artigianale di Agave, un cactus o meglio una pianta grassa di forma simile alla nostra Aloe che viene offerto e degustato ovunque tanto da essere il simbolo della tradizione di Oaxaca perché a differenza della Tequila, che viene prodotta un po’ ovunque in Messico, il Mezcal artigianale appartiene a questa zona di origine e può essere solo prodotto nella provincia di Oaxaca. Una famosa marca è Oro di Montalban che prende il nome dal monte Montalban , così chiamato dai conquistatori ispanici , perché ricoperto da piante con fiori di colore bianco e quindi denominato monte albino che nel tempo è diventato Monte Alban, culla della civiltà zapoteca, molto fiorente e ricca probabilmente la più antica insediatasi in questa zona a ridosso delle montagne.

San miguel de Allende e Guanajuato due città coloniali molto eleganti

Pedalando da Querétaro in direzione san Miguel de Allende la strada consigliata da Google è perlopiù sterrata e non si incontrano molte autovetture.Io e Patricia quella mattina nell’uscire da Querétaro attraverso una gradevole pista ciclabile ci fermammo per una colazione veloce nella periferia della città. Quattro tacos al costo di 25 pesos, poco più di un euro in due, tanto da chiederci se  il proprietario di questa fonda(piccolo ristoro lungo la strada), si  fosse sbagliato.!!!La distanza da percorrere era di circa 75 km  passando a fianco di un lago molto suggestivo circondato da cactus e campagna con molti cavalli liberi e pascoli.

Cavalli lungo la strada allo stato brado.
Pascoli lungo la strada

Arrivati a San Miguel de Allende ci rendemmo subito conto della diversità  di questo luogo rispetto agli innumerevoli paesini rurali incontrati fino ad ora. Qui edifici coloniali con architettura spagnola di colori sgargianti, che rendono le strade del centro totalmente ricoperte  da pietre di pavè,  molto caratteristiche dove si respira un folklore tipico sud americano. Notammo subito l’eleganza della gente, molti i turisti messicani ed alcuni europei o occidentali. La scelta dei ristoranti e bar era decisamente varia e per noi attraente. Ci dovemmo fermare qualche giorno in più, un po’ forzatamente, causa influenza a Patricia.

La cattedrale di San Miguel de Allende
Le strade di San Miguel
I colori tipici delle case .

La nostra permanenza in un grazioso  ed economico Hostal delle vie del centro ci regalò un meritato riposo, così partimmo in direzione Guanajato che dista circa 100km. Alle porte della città , passando accanto ad una stazione di bomberos , ci fermammo a chiedere se fosse possibile piazzare la nostra tenda nel grande cortile adiacente all’ edificio, ma loro premurosamente, ci offrirono la possibilità di dormire all’interno ricordandoci che la temperatura la notte scende bruscamente  e   quindi  accettammo ben volentieri potendo anche usufruire di una doccia non proprio calda ma sicuramente rinfrescante.

E’ proprio vero che viaggiare riserva innumerevoli imprevisti ma anche tantissima avventura che difficilmente nella quotidianità si manifesta. Durante la ricerca di un hostal nella inpervia città di Guanajato, con molti tunnel e ripide salite, un ragazzo incuriosito mi fermò chiedendomi dove fossi diretto e da dove provenivo. Lui è Peter di origine Cecoslovacca che lavora da ormai più di 5 anni nell’ industria messicana dell’automotive. Quando mi chiese dove stavo andando, gli  risposi che ero in cerca di un hotel, quindi senza esitazione e chiaramente senza conoscermi mi propose di fermarmi a casa sua!!! Incredulo e raggiante di felicità aspettai che sopraggiungesse Patricia per informarla della bellissima notizia. Peter ci guidò verso la sua abitazione e ci mise a disposizione tutto ciò che avessimo bisogno, magnifico!!! Tutto questo perché anche lui come la sua compagna messicana amano andare in bicicletta e la loro infinita passione ci accomuna tantissimo. Quella sera ci porto ad ammirare la città da un punto panoramico che riscoprimmo il giorno dopo alla luce del sole. Il giorno seguente ci porto a circa 60 km mostrandoci il Cristo redentore, un strada in salita che spesso percorre per allenarsi con una vista mozzafiato.

Peter e Patricia
Cristo redentore
bdr
Bellissima foto, peccato per la cerniera dei miei pantaloni…..è aperta ahahaha.
La vista dall ‘alto di Guanajuato.
Bellisima Vista su Guanajuato

Murales la Cathrina.
Tramonto da Cristo redentore.

 

Da Rio Verde nella regione di Hidalgo passando per le montagne della Serra Gorda fino a Santiago de Queretaro.

Finalmente siamo nel cuore del Messico, quello autentico fatto di persone genuine che lavorano la terra ed allevano gli animali. Da quando io e Patricia siamo entrati in Centro America non abbiamo ancora incontrato nessun occidentale sia europeo che americano, gli unici turisti incontrati sono stati gli stessi Messicani che per spostarsi all’ interno del proprio paese devono percorrere migliaia di chilometri. A circa trecento chilometri da San Luis de Potosi c’è’ una cittadina chiamata Rio Verde con un vivace mercato ortofrutticolo  aperto dalle prime ore del mattino ,quando è ancora buio, fino alla sera alle otto. Nella piazza principale ci sono  i negozi più eleganti ,tantissime farmacie e una piazza con un giardino all’interno tipica del sud America. Qui passammo la notte in un albergo economico (circa 10 euro a testa) per una camera doppia senza colazione, per partire con le nostre biciclette per un luogo turistico ma molto rilassante chiamato la media luna. L’area camping, attrezzata con bagni e alcuni ristorantini che peraltro chiudevano molto presto la sera, era poco frequentata perché fortunatamente ci trovavamo all’ inizio della settimana. La caratteristica di questo rilassante luogo era un canale fluviale di acqua molto tiepida che passando attraverso una pineta rigogliosa di vegetazione forma delle piscine naturali attrezzate con delle banchine di sponda e scivoli per sguazzare e rilassarsi in tranquillità.

Bellissimo bagnetto pomeridiano con una temperatura perfetta e pochi bambini, ma la notte la temperatura scende anche di20 gradi e sinceramente abbiamo patito il freddo ma soprattutto l’umidità tanto che Patricia ha accusato i primi sintomi di raffreddore ed influenza. Nonostante il naso che colava ed una voce rauca la determinazione di Patricia  la rende un po’ testarda ma molto tenace e forte. Il giorno seguente 23 di Novembre ha percorso 76 chilometri perlopiù in pianura per raggiungere san Ciro da Acosta, un paesino rurale a ridosso delle colline verdissime. Così  piccolo così facile, nel chiedere alla polizia locale un luogo per piazzare la tenda, ci hanno proposto di passare la notte nel campo di basket con palestra annessa e bagni proprio dentro la stazione di polizia municipale. Più  sicuro ed economico di così… Cosi passammo una notte tranquilla sotto un tetto.

Il 24 novembre pedalammo lungo una strada non molto trafficata per circa 76 chilometri fino a Jalpan de serra, la provincia più importante della Serra Gorda. Fu una giornata faticosa perché le salite incominciavano a farsi sentire e arrivammo stremati dalla fatica alla ricerca di un posto per campeggiare  che guarda a caso si trovava proprio in cima al paese percorrendo una strada ripidissima con una superfice assai difficile da pedalare fatta di pietre ciotolate. quasi all’ imbrunire trovammo il parco acquatico con campeggio ed eravamo gli unici ad usufruire del parco con bagni e docce fredde.

L’inizio delle salite verso la serra Gorda
Campeggio al parco acquatico di Jalpan

La chiesa di Jalpan  costruita dagli spagnoli nel 1768.
Patricia in salita
Chiesa di landa de Matamoros patrimonio mondiale dell’Unesco.

Capita anche di sbagliare strada….come è successo quella mattina di sabato  novembre,  dopo una salita abbastanza pronuciata  ed una bella discesa arriviamo a Matamoros e dopo aver percorso 22 chilometri chiediamo informazioni rendendoci conto di aver preso la strada in direzione opposta !!! Noooo dovevate vedere la mia faccia…. fortuna che la chiesa di matamoros ed il grazioso paesino ci hanno alleviato l’incazzatura. Anche qui gentile albergatore vedendoci carichi con le nostre biciclette ci ha proposto una stanza ad un prezzo molto vantaggioso. Non tutti i mali vengono per nuocere, anzi abbiamo approfittato di una splendida giornata di sole per lavarci ed asciugarci i vestiti.

Vista da Pinal de Amoles

Il giorno più faticoso è stato domenica 26 novembre , partiti da landa de  Matamoros alle 7.30 am , siamo arrivati a Pinal de Amoles a mt 3000 alle 1730 con una sosta di circa un ora per pranzo. Il dislivello di circa 1600 mt e soprattutto il freddo ci ha fatto andare a dormire molto presto e la mattina successiva dopo una salita di circa sei chilometri siamo arrivati in vetta al passo pronti a lanciarci per più di 20 chilometri giù dalle discese mozzafiato in direzione Querétaro

Messico e Nuvole….la faccia triste però simpatica dell’America

L’ultima  tappa negli stati uniti è stata la città di Brownsville, proprio al confine con il Messico. Ricordo che l’unico risvolto positivo fu la sistemazione in un Motel della catena Motel 6, poiché dopo una vana ricerca per un campeggio, esausti nel chiedere indicazioni, decidemmo di spendere qualche dollaro in più.

Motel 6 Brownsville

Infatti la mattina successiva ci svegliammo con la pioggia ed un grosso sorriso riempiva le nostre facce grazie alla  nostra scelta anche un po’ forzata. La frontiera si trova solamente a otto chilometri dall’ hotel circondato dalle varie catene di ristoranti, fast food e Starbucks vari. Quindi dopo una leggera pedalata di circa mezz’ ora passammo il controllo passaporti senza nemmeno dover aprire i nostri bagagli per un controllo.

Frontiera con Messico

Poter ritornare a parlare Castigliano dopo parecchi mesi è stato subito entusiasmante, tanto che respiravo già aria di centro America. Matamoros è la prima città che si incontra ed il traffico come le condizioni del manto stradale, pieno di buche e allagato da un temporale notturno, ti danno subito il benvenuto in Messico. Una sosta veloce per cambiare i dollari in pesos e poi ci dritti verso la stazione degli autobus per trasportare le biciclette e i bagagli a Ciudad Victoria. Per precauzione evitammo di imbatterci in ladroni e assaltatori che pullulano lungo le strade di frontiera e così dopo un viaggetto di quattro ore attraverso lo stato di Tamaulipas  arrivammo nelle ore serali a destinazione. Passata la notte in un albergo economico vicino alla stazione degli autobus, la mattina del 14 novembre dopo aver girato velocemente il centro cittadino di Victoria iniziammo la nostra pedalata di 75 km fino a Llera de Canales. Finalmente uno scenario diverso dal piatto e arido Texas ,qui colline verdi con vegetazione fitta e molte palme, ma la cosa che ci colpì di più furono le centinaia di farfalle di colore giallo che ci accompagnarono lungo il cammino. L’arrivo a Llera si rivelò subito una tappa particolare, si perché la gente genuina ed il luogo di campagna ci fece sentire subito a proprio agio. Noi  due ciclisti, carichi di borse eravamo gli unici stranieri in una piccola cittadina e tutti ci salutavano e curiosi ci chiedevano da dove venivamo e dove eravamo diretti. Come in gran parte delle cittadine sud americane la piazza centrale, il più delle volte chiamata plaza des armas, vi erano delle  panchine circondate da alberi proprio  in fronte alla chiesa. Il bel luogo ci attirò l’attenzione e cosi ci fermammo a bere una birra fresca. Fu proprio grazie alla cordialità della gente del posto che curiosa di conoscerci mentre assaporavamo la nostra birra al calare del giorno che  trovammo ospitalita’ presso Ernesto e Cruz . I due coniugi ci proposero di dormire a casa loro mettendoci a disposizione la stanza degli ospiti con bagno privato….che gioia!!!

La mattina molto presto i negozi del piccolo paesino erano già aperti alle 5 della mattina e quando io e Patricia andammo per fare colazione tutti ci salutarono in modo molto caloroso regalandoci frutta e anche un barattolo di miele. Che bello il Messico !!! La tappa successiva fu città di Mante, un grosso centro urbano, trafficato di auto che ci ha spinto a cercare un posto per passare la notte dai bomberos, i vigili del fuoco. Sulla terrazza del piano superiore a fianco a dove dormivano i ragazzi alcuni anche volontari, ci piazzammo sui nostri materassini perché troppo caldo per stare in tenda. Fortunatamente nessun intervento quella notte è così la mattina seguente salutati i gentili pompieri ripartimmo per la tappa successiva






Ciudad de Valles è una classica città Messicana con molti abitanti e poco da vedere ma Patricia colse l’ occasione per trascorrere qualche ora dall ‘ estetista mentre io fruzzicavo su internet.



Anche qui per risparmiare soldi decidemmo di chiedere alla protezione civile di poter montare la nostra tenda nel retro dell’ edificio in un giardino di fianco al parcheggio dei veicoli di pronto intervento. La nostra direzione era di pedalare verso le cascate di Tamul nella regione di Huasteca Potosina un posto meraviglioso in mezzo alla Sierra circondato da colline verdissime che godono di un micro clima stupendo.









Il piccolo paesino turistico a ridosso delle cascate si chiama Tancachin. Mentre cercavamo un campeggio, trovammo un piccolo negozio di generi alimentari che aveva un bel prato verde giusto a fianco. Bole e Carmen I due giovani gestori ci proposero di montare la tenda e di  utilizzare il bagno ad un prezzo molto vantaggioso percui decidemmo di fermarci due notti per poter far visita alle cascate.



Arrivati nel fine settimana erano molti i turisti che in gruppo assediavano i ristoranti del paesino e così travolti da un onda umana decidemmo di unirci ad un gruppo per così navigare su delle imbarcazioni a remi il fiume fino a ridosso della cascata con un salto di oltre 100 metri. Rientrati alla tenda completamente inzuppati d’acqua ci prepariamo per affrontare le faticose salite del giorno successivo verso località Rio verde.



























In Texas, calorosa ospitalità grazie a Warm shower.

Ken e sua moglie Elise

Warm  shower, ossia doccia calda, un sito web che permette di essere ospitati e di ospitare viaggiatori in bicicletta. Sono ormai quasi 10 anni anni che faccio parte di questa comunità e penso di aver ospitato a casa mia in Torino più di dieci persone. Io e Patricia siamo arrivati a Houston con un volo Delta aerlines che ha fatto scalo a Minneapolis. E’ stato molto utile per noi l’appoggio di Ken, padre di una graziosa famiglia Texana, che con il suo furgone mercedes sprinter è venuto a prenderci all’ arrivo in aereopoto. Il viaggetto in furgone non era distante da casa, cosi caricammo le nostre biciclette imballate con cartone e scotch ed avvolte dalla pellicola ed in più tutti i bagagli da montare sulla bicicletta, ovvero 4 sacche ortilieb, due per lato e il borsone grande appoggiato sopra. L’ abitazione di Ken sembrava proprio la tipica villetta americana, in un quartiere con case indipendenti ma tutte con giardino. Quando arrivammo nel suo garage c’ erano 2 bici di cui una Surly long haul attrezzata per viaggiare e qui notai subito la passione di Ken per i cicloviaggi. Subito incominciai a montare la bici di Patrizia e poi la mia, trascorsi quasi tutto il pomeriggio a sistemare accuratamente tutti i particolari accertandomi che non ci fossero danni dopo il trasporto in aereo. La famiglia texana per l’occasione ci stava aspettando al completo tra cui anche Anne, la figlia minore ,che si fermò con noi a cena. Cucinarono un ottimo filetto di salmone con lo Smoker, un barbeque chiuso che gli americani usano molto per le feste all’ aria aperta. Insomma come inizio è stato perfetto perché  la mattina successiva Ken per non farci attraversare la high way principale, trafficatissima da auto e camion, ci ha dato un successivo passaggio di ventidue miglia, per cosi farci iniziare da un luogo più periferico.

Il nostro obbiettivo era  raggiungere in giornata Boling, un paesino in mezzo alle campagne texane, circondato da campi di mais , cotone e grano. Patricia senza nessun allenamento fatto, pedalò per più di 60 km per arrivare ad un’ altra famiglia warm  shower, Sara e Steve . Anche loro vivono in una casa rurale indipendente circondata da campi coltivati. Ci fermammo solo una notte ma l’aperitivo, la cena e soprattutto la conversazione con i due coniugi fu simpatica e accompagnata da genuine risate. Oltre ad essere un carpentiere Steve, si era ultimamente dedicato alla produzione di miele che oltre tutto era ormai diventato un business vero e proprio e fonte di guadagno viste le richieste di svariati clienti che apprezzavano il prodotto.
Dolce ma non troppo, un pò liquido ma quando te lo regalano è ancora più buono.
Ripartiti la mattina successiva passammo per Bay city per una sosta veloce con Hamburger e wi fi gratis.
Nel pomeriggio dopo aver percorso le solite 20 miglia  mentre eravamo alla ricerca di acqua, scoprimmo da un custode di una scuola superiore, che non lontano c’è un parco dove potevamo piazzare la nostra tenda. Si tratta di un piccolo paesino Blessing, con al centro un laghetto e campi da base ball, calcio e basket. Qui trovammo un riparo  per montare la tenda ,  a fianco fortunatamente i servizi con bagno  per poterci lavare.   Cosi passammo la notte di luna piena che rifletteva sul laghetto in compagnia di ottima musica ed una gradevole temperatura di 20/22 gradi.

A casa di Steve e Sara
Laghetto di Blessing
Colazione
Passerella sul lago

laghetto di Blessing

Si pedalava ogni giorno 70-80 km, però carichi e poco allenati, ma la passione per i cicloviaggi  ci rende sempre determinati a non demordere per continuare ad esplorare luoghi e persone nel mondo. Port Lavaca si trova proprio sulla costa con una distesa di laguna verde che permette di campeggiare su un manto erboso vicino all’ acqua. Anche qui approfittammo di una terrazza in legno, quindi sospesa, per montare la tenda al riparo dall’ umidità. La mattina seguente fui estasiato dall’alba, che si presentò con un sole rosaceo proprio in fronte a noi ed il cinguettare di migliaia di uccelli che in questo periodo migrano verso sud passando da queste parti.

Terrazza di Port Lavaca
Alba

Il Lunedi 6 novembre 2017 pedalammo meno del solito causa dolore al ginocchio di Patricia, cosi aspettammo ad un distributore di benzina di alleviare l’ infiammazione con del ghiaccio. Era ormai pomeriggio quindi decidemmo di trovare sistemazione nelle vicinanze anche per non sforzare ulteriormente il ginocchio. Vicino alla gas station famiglie reduci dal tifone Harvey che vivono in case pre- fabricate o roulotte provvisorie e non molto distante una chiesa cattolica. Andammo a chiedere se potevamo piazzare la tenda dietro la chiesa, ma padre Victor sacerdote della chiesa Madonna di Guadalupe di Tivoli, ci propose di stare in casa da lui potendoci ospitare nella stanza degli ospiti. Accettammo subitissimo l’invito e si rivelò molto generoso ma anche insistente nel invitarci ad assistere alla messa che talvolta celebra da solo. Il giorno successivo era giusto il suo compleanno, padre Victor originario dell’ India centrale vicino Bangalore e prete da più di 20 anni. Le telefonate di auguri furono tante quella mattina, molte dall’ India già durante la notte.

Lasciata la chiesa con vari regali di Victor ci dirigemmo verso Rockport l’occhio del ciclone Harvey che colpì il Texas il 25 agosto scorso, il posto con un atmosfera desolata, percorrendo la strada a lato solo segni di catastrofe, case scoperchiate, capannoni divelti, e tantissime macerie accatastate. Addirittura un elicottero che stava su un piedistallo, tipo monumento cittadino, è stato scaraventato a terra dal tifone che sembra abbia raggiunto velocità oltre i 200 km orari. Tante le persone incontrate a lato strada intente ad aggiustare tetti e staccionate o semplicemente a raccogliere con il caterpillar le montagne di detriti.


Nel cercare un campeggio ci accorgemmo che erano in molti a vivere nelle case mobili all’ interno aree attrezzate con bagni e servizi, ma anche frequentato da coppie di pensionati con grossi camper attrezzati per trascorrere l’inverno nel mite sud. Quando ci videro arrivare i proprietari del campeggio decisero dei non farci pagare ammirati dalla nostra impresa di raggiungere il Costa Rica.
L’ otto di novembre la ricordo per due fattori: il primo giorno di pioggia intensa e quel maledetto ponte di Corpus Christi che ci ha fatto tornare indietro perché  molto pericoloso con traffico a scorrimento veloce e nessuna corsia laterale da poter attraversare in bicicletta. Durante una settimana pedalando a sud del Texas non abbiamo incontrato nessun ciclista, anzi la gente ci guardava abbastanza con aria sorpresa ed incuriosita. Qui ci sono solo Harley Davinson e mega macchine pick up di tutte le cilindrate. I texani si sono rivelati cordiali e gentili nei nostri confronti ma lo stile di vita non lo condivido assolutamente. Bevono e mangiano male e i punti ricreativi o di divertimento sono le catene di ristoranti e ben poco d’altro , chiaramente mi riferisco alle cittadine nella campagna texana fuori dai grossi centri abitati.
Arrivati da Glenn, un altro gentile warm  shower che ci ha ospitato nella sua gigante casa, la doccia calda e uso della  lavatrice è stato proprio quello che desideravamo dopo una giornata bagnata anzi inzuppata e umida. Con i suoi 62 anni Glenn è un uomo energico ma sta attraversando un periodo triste dovuto alla scomparsa del figlio 31 enne a causa di un tumore al cervello. In quasi tutti i suoi discorsi menzionava il figlio da poco mancato, e si scorgeva sempre un po di emozione durante i suoi racconti dei vari giri turistici fatti in bicicletta insieme al figlio. Le foto di Jacob, questo il nome del figlio di Glenn, erano ovunque sparse per la casa . Un altro barbecue gentilmente offerto e accompagnato da buon vino, lascia trascorrere un’ altra serata di racconti, perlopiù di cicloviaggi, la passione che ci accomuna. Glenn prima di partire premurosamente ci ha stampato le indicazioni stradali per attraversare le campagne fuori Corpus Christi molto meno affollate, anzi sicure e rilassanti.

Il prossimo Warm shower è  stato Kaith, infermiere di origini canadesi ormai da vent’ anni  in Riviera Texas, che ha deciso di staccare con il lavoro per un po’ dedicandosi ad un nuovo progetto cioè attrezzare il suo terreno per un area attrezzata per camper  e roulotte poiché sono molti turisti provenienti dal nord del paese  che trascorrono l’inverno a sud del Texas grazie alle gradevoli temperature nel periodo invernale. Kaith ha undici cani affettuosi che vagano indisturbati per la sua immensa casa. La sua generosità è stata infinita, cibo ,birra e persino una bottiglia di Chianti senza dimenticare tutte le arance che prima di partire abbiamo raccolto dalle sue piante per poterci assicurare vitamine.

Keith ed i suoi 11 cani.

Dopo un soggiorno di 15 giorni in Canada si parte per la grande avventura dal Texas (Houston) al Costa Rica (San jose)

 

Ci siamo !!! Questo è l’itinerario che io e Patricia percorreremo in bicicletta nei prossimi cinque mesi attraverso il Messico ed il centro America. Chiaramente è una traccia molto approssimativa poiché decideremo lungo il cammino le tappe salienti del viaggio. Sono ormai più di sei mesi che ci stiamo organizzando al meglio con attrezzatura e nozioni a riguardo. Finalmente è giunto il momento di partire, infatti domani 2 novembre ci imbarcheremo con gli ingombranti scatoloni contenenti le nostre biciclette, per Houston Texas dove incominceremo a pedalare. Abbiamo deciso di passare dal Québec del Canada per poter visitare Yohan il figlio di Patricia, che vive qui ormai da più di dieci anni lavorando come chef in un ristorante molto rinomato chiamato quintessence  situato in Mont Tremblant che è una graziosa stazione di sci a circa ottanta chilometri da Montreal. Durante la nostra permanenza in Québec abbiamo avuto la possibilità di pedalare per circa  duecento chilometri intorno al parco nazionale e riserva naturale (Mont Tremblant ), pedalando  intorno al perimetro del lago Superior  passando per una graziosa cittadina chiamata Saint Donat. Trovandoci alla fine della stagione turistica tutti i campeggi erano chiusi percio’ decidemmo di montare la tenda in un parco lungo le rive del lago che era ben attrezzato con servizi igenici pulitissimi.     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottawa è la Capitale del Canada dove si trova il parlamento centrale ed a differenza di Montreal città francofona, qui  si parla in inglese ed è un luogo con edifici moderni in vetro che si mischiano a case dell’ inizio secolo con le classiche scalinate di accesso agli appartamenti dalla strada principale. Questa città fu scoperta da Samuel Champlain un navigatore francese che scelse la posizione strategica della confluenza dei due fiumi e soprattutto la vicinanza di Montreal. Nel centro  di Ottawa c’è un mercato Byward market, dove si trovano prodotti alimentari di ogni genere ed è circondato da innumerevoli pub con una forte impronta anglosassone dove servono svariate birre artigianali, chiamate IPA e direi anche molto  buone. Uno dei posti turistici più conosciuti dell’ Ontario  sono le thousand islands, una miriade di isolotti di piccola e media grandezza edificate e comprate da privati che hanno reso il luogo molto turistico e  così visitato da tantissime persone,  in primis asiatici con le loro macchine fotografiche.     

THOUSAND ISLANDS

 

 

 

MONTREAL 

Leonard Cohen

Vista dal parco Mont Royal
Scatoloni con all’ interno le biciclette.

 

Da Pamplona a Saint-Jean-Pied-de-Port (la fine dell’inizio del cammino di Santiago)

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Pamplona una città costruita  intorno alle mura, con una storia medioevale ma con un architettura tipicamente basca che la differenzia da tutto il resto della Spagna.  Le Tapas ovvero gli aperitivi, stuzzichini, qui spopolano nelle piazze gremite di gente dove giovani e vecchi si uniscono in uno strato sociale ben amalgamato ed allegro che ti trasporta tra le vicoli ricoperti dal pavè e con case colorate in modo sgargiante ed unico. Qui tra le tante chiese c’è la cattedrale di san Firmino e durante il mese di luglio, ricorre la festa del santo patrono,  dove si vive una settimana di festa caratteristica ed unica . I tori, animali aggressivi che arrivano a pesare anche più di trecento chilogrammi vengono liberati nel centro storico provocando un fuggi, fuggi generale. Passata anche la citta di Pamplona, molto determinato nel finire anche il cammino di Santiago francese, mi tocca un ultimo sforzo attraversare i Pirenei ma dal lato meno impegnativo quello di Saint Jean Pied de Port.  A causa di un interruzione stradale ed una mia distrazione mi sono perso, o meglio  ho allungato di 15 km prima di arrivare a destinazione…… ma si km in più o km in meno ne avevo già fatti più di 2000 e me ne mancavano ancora 500. Ci sarebbe ancora da scrivere molto per descrivere i paesaggi dei Pirenei ma questa è per me una prova in quanto  non ho mai scritto un blog e devo ancora imparare a capire come funziona Word  Press.

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Burgos e la sua imponente cattedrale.

Quando arrivai a Burgos notai subito con piacere che avrei potuto appoggiarmi all’ albergue  municipal, struttura gestita da volontari che ospita i pellegrini ad un prezzo irrisorio, 5 Euro. Entrando nel gigantesco atrio, una rastrelliera  per poter parcheggiare almeno 15 biciclette al riparo dalle intemperie. Nei quattro piani promiscui per uomini e donne, camerate da 20 persone con all’  interno il proprio bagno ed uno spazio con  un tavolo per poter far conoscenza con le altre persone provenienti da tutto il mondo , ma principalmente europei. Ogni singolo letto aveva a fianco una presa elettrica per poter ricaricare il proprio telefono, ma il consiglio che mi preme più di tutti darvi è di portare con se i tappi per le orecchie. Incredibile, in tutti i dormitori ho sempre diviso la stanza con qualcuno che russava pesantemente!!!! Un incubo, alcune volte ho dovuto lanciare cuscini addosso alle persone per calmare il volume del sospiro nasale tanto che sembrava segassero una pianta.

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